I guai dell’ipossia

Dott.ssa Michela Marinato
Articolo pubblicato su: L’Accademia del Fitness, Aprile 2018, N.29

Per ipossia si intende una condizione di carenza di ossigeno a livello dell’intero organismo o di un determinato distretto. Si parla di ipossia quando la PaO2 nel sangue arterioso è < 60 mm Hg.

La scarsità di ossigeno a livello cellulare comporta una serie di alterazioni citologiche:

  1. Blocco della fosforilazione ossidativa
  2. Diminuzione della sintesi di  ATP
  3. Maggiore produzione di acido lattico
  4. Minore PH intra cellulare => rilascio di enzimi lisosomiali
  5. Deficit della pompa Na – K
  6. Perdita del gradiente di membrana
  7. Perdita della permeabilità di membrana
  8. Danno mitocondriale

Tutto ciò conduce a morte cellulare, dando l’avvio ad una serie infinita di patologie.

Sono molte le ragioni che possono portare ad una carenza di ossigeno e non staremo ad elencarle in questa sede. Vediamo invece a cosa conduce uno stato di ipossia cronica, a partire dei disturbi più banali e sfumati fino a giungere alle patologie più gravi.

  • Debolezza generalizzata, stordimento, vertigini
  • Depressione, disturbi del sonno perdita di concentrazione e memoria, irritabilità
  • Mal di testa, dolori muscolari, disfunzioni sessuali
  • Disturbi circolatori, digestivi, metabolici (aumento di peso)
  • Abbassamento delle difese immunitarie, aumento delle infezioni
  • Patologie degenerative, cancro.

Utilizzato per produrre energia in tutti tessuti del corpo, la quantità di ossigeno consumata da un adulto è di circa 250 ml al minuto. Durante l’esercizio fisico o in situazioni altamente stressanti il consumo di ossigeno aumenta tuttavia in modo significativo.

La respirazione rappresenta indiscutibilmente l’atto più importante per la vita e quindi, respirare correttamente è la cosa più importante che si possa fare per migliorare la propria salute: respirare correttamente permette di vivere più a lungo e più sani, aiuta mente e corpo a  funzionare meglio, può abbassare la pressione arteriosa, favorire la calma e controllare lo stress. Lo ricorda il Dr Frederick Muench, direttore presso la Digital Health Interventions al North Shore Jewish Health System di Long Island, affermando che: “quando si scende sotto i 10 atti respiratori al minuto inizia ad attivarsi il sistema nervoso parasimpatico che aiuta l’organismo a riprendersi dopo un evento traumatico. Inoltre, cosa molto importante, la respirazione corretta tende ad incrementare la HRV (variabilità della frequenza cardiaca)”.

La respirazione, tuttavia, non è tutto: anche l’acqua ha infatti un enorme peso nel controllo dell’ipossia, dimostrandosi fondamentale per il trasporto di ossigeno alle cellule e per il trasporto delle sostanze tossiche al di fuori di esse e del corpo.

Poichè una scarsa ossigenazione e un accumulo di tossine rendono il corpo più vulnerabile ad infezioni e infiammazioni, è facilmente intuibile come la disidratazione porti rapidamente a condizioni patologiche. Al contrario, un buon livello di idratazione è fondamentale per il trasporto verso la cellula di nutrienti, vitamine, minerali ecc.

L’acqua è una medicina fondamentale e perfetta ed aiuta il ritorno allo stato di salute: è necessario bere regolarmente durante la giornata senza aspettare i segnali della sete e della bocca secca, ultimi e non primi segnali del bisogno di acqua. Di acqua, e non di altro: l’assunzione di bevande e bibite al posto dell’acqua aumenta infatti la disidratazione anziché correggerla; inoltre le bibite contengono zucchero che é responsabile non solo dell’insorgenza di patologie metaboliche quali il diabete, ma anche di uno stato di infiammazione sistemica cronica, che é alla base della maggior parte delle patologie odierne.

Bere acqua pura con elevate caratteristiche qualitative è estremamente importante per la salute e, anche se é ” impegnativo”, ne vale la pena.

Tornando all’ipossia, va ricordato che la carenza di ossigeno non solo porta, nel soggetto sano,  all’insorgenza di varie patologie, ma si dimostra anche una condizione che compromette gravemente la risposta dei trattamenti in ambito oncologico e, quindi, nei soggetti che si trovano in un grave stato di salute.

La radioterapia è tra i più noti trattamenti contro il cancro insieme alla chirurgia e alla chemioterapia: essa utilizza radiazioni ionizzanti (solitamente raggi X) che vengono dirette verso la massa tumorale, danneggiando il DNA delle cellule cancerose ed impedendogli così di replicarsi. Le radiazioni ionizzanti possono attaccare il DNA direttamente, oppure servirsi di altre molecole con un meccanismo indiretto attraverso la formazione di radicali liberi. L’ossigeno è un potenziatore della radioterapia proprio perché ha un ruolo attivo nella loro produzione. Per questo motivo, l’ipossia tumorale è considerata un importante fattore di radio resistenza in molti tumori,  associata ad un alto incremento di ricaduta locale e metastasi a distanza e identificata come un” fattore prognostico indipendente” per la sopravvivenza. Dati sperimentali in vitro e in vivo hanno dimostrato che i tumori ipossici richiedono dosi di 2-3 volte superiori rispetto alle cellule normossiche: un livello di dose impossibile da raggiungere clinicamente.

Esporre le cellule tumorali all’ossigeno migliora i trattamenti contro il cancro. A dimostrarlo, tra le altre, anche una ricerca condotta dalla University’s Grey Institute for radiation oncologist and biology di Oxford.

La determinazione dell’ipossia nei tumori è pertanto della massima rilevanza clinica, in quanto l’aggressività del tumore, la deriva metastatica, il mancato controllo della neoplasia, l’aumento del rischio di recidiva e, in definitiva, l’esito sfavorevole sono associati proprio all’ipossia.

Il numero degli studi  scientifici riferiti all’ipossia e, nello specifico, alla relazione tra tumori e mancanza d’ossigeno condotti dagli istituti e dalle università di tutto il mondo è in costante aumento:  non è dunque un caso se anche un grande consorzio di scienziati europei uniti nel progetto Metoxia abbia concentrando la propria attenzione proprio sull’ipossia con l’obiettivo di  riuscire a comprendere come avviene la diffusione di tumori e l’insorgenza delle metastasi.

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2 risposte a “I guai dell’ipossia”

  1. Nel caso la Pao2 risultasse più bassa di 60 mm hg che terapia si applica ??? Anche perché i sintomi da lei elencati ce li ho quasi tutti, ma spesso è difficile dialogare con il medico di base per ovvi motivi, grazie

    1. Gentile Filippo,

      la terapia per contrastare l’ipossia dipende specificatamente dalla causa che l’ha provocata. L’ipossia può infatti essere da carente apporto o da aumentata richiesta: è quindi determinante una diagnosi.
      Il discorso è molto lungo e complesso: se desidera approfondire, può contattarmi privatamente. Sul sito internet trova i miei contatti.
      Buona giornata,

      Dott.ssa Michela Marinato

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