Ipossia e guarigione delle ferite

Ipossia e traumi: processo di guarigione delle ferite

L'ossigeno ha un effetto enorme sul processo di guarigione delle ferite. Uno dei principali fattori che possono inibire la capacità del corpo di guarire da una ferita è appunto una condizione di ipossia nell'area interessata.

 

 

Quando un’area del corpo ferita oppure danneggiata
non riceve l’adeguata quantità di ossigeno,
il normale processo di guarigione delle ferite può rallentare
e persino interrompersi, con la conseguente
insorgenza piaghe e ulcere croniche. 

La guarigione di una ferita è, per il corpo, un’attività ad altissimo dispendio energetico.  Affinché le cellule possano combattere le infezioni, moltiplicarsi correttamente e organizzarsi in diverse cellule della pelle per “riempire” la ferita, esse devono infatti disporre di una notevole quantità di energia.
Come riportato dalBritish Journal of Dermatology, la principale funzione dell’ossigeno nella guarigione delle ferite consiste ancora una volta nella sua capacità di produrre efficacemente un adeguato quantitativo di energia (ATP) attraverso il processo della fosforilazione ossidativa.

Le ulcere croniche durano in media oltre 1 anno, possono ripresentarsi fino al 60 o 70% dei casi, portare a perdita di funzionalità, costringere all’amputazione e, in generale, ridurre sensibilmente la qualità della vita nel paziente4. Simili ulcere sono inoltre soggette all’infezione proprio a causa della scarsità di ossigeno disponibile e, quindi, del mancato innesco di un efficace effetto antibatterico. Una scarsa ossigenazione della pelle per un periodo prolungato di tempo, porta alla cancrena (morte del tessuto) dell’area interessata e, quindi, alla necessaria amputazione dell’arto.

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