Oltre i falsi miti: come assorbire l’ossigeno dall’acqua?

assorbire l'ossigeno dall'acqua

Cercando online informazioni sulle acque ricche di ossigeno, è facile imbattersi nei commenti trancianti di medici, biologi e farmacisti nei forum di salute. La loro sentenza è quasi sempre la stessa: “È una truffa commerciale, l’ossigeno si assorbe con i polmoni, non con lo stomaco. Bere acqua all’ossigeno equivale a respirare con i piedi”. Hanno perfettamente ragione.

Se parliamo delle comuni acque iper-ossigenate vendute in supermercati gourmet o su Amazon, la scienza ufficiale ha in mano tutte le prove per bocciarle. Tuttavia, esiste un’eccezione tecnologica radicale che la maggior parte dei professionisti della salute ancora non conosce, semplicemente perché non si tratta di un’acqua addizionata di gas, ma di una biotecnologia cellulare. Facciamo chiarezza, separando i bluff commerciali dalla biologia reale.

Il grande bluff delle acque all’ossigeno pressurizzate

Il motivo per cui parte della comunità medica è così scettica risiede nelle leggi della fisica. Le normali acque all’ossigeno commerciali (spesso vendute in lattina) vengono prodotte iniettando ossigeno gassoso all’interno del liquido sotto forte pressione.
Questo sistema si scontra con due limiti biologici insormontabili:

  1. L’effetto stappo: Non appena aperta la confezione, la pressione scende e l’ossigeno gassoso inizia immediatamente a disperdersi nell’aria, esattamente come fa l’anidride carbonica di un’acqua frizzante lasciata aperta.
  2. La barriera gastrica: Anche riuscendo a deglutire il gas prima che svanisca, le cellule dello stomaco e dell’intestino non sono progettate per “catturare” bolle di gas macroscopiche. L’ossigeno gassoso si espande nel tubo digerente caldo e viene semplicemente eliminato per via aerea, senza mai raggiungere il flusso sanguigno o i tessuti. È esattamente ciò che succede venendo acqua frizzante: la CO2, per fortuna, non si assorbe, ma viene espulsa per eruttazione. 

Su questo punto, la critica dei medici è sacrosanta: bere queste acque per ossigenare il corpo è scientificamente inutile.

Assorbire l’ossigeno dall’acqua: l’eccezione di Kaqun

assorbire ossigeno dall'acqua

Il motivo per cui l’acqua Kaqun (studiata nei trial clinici internazionali anche sotto il nome di ELO Water) è l’unica della sua categoria a vantare ricerche pubblicate su riviste indicizzate (come PubMed) è che non contiene gas aggiunto a pressione. Non c’è nessuna bolla destinata a svanire.

Il segreto non sta né in cosa viene “messo dentro” l’acqua, né in quale quantità, ma in come è modificata l’acqua stessa. Attraverso un processo elettromagnetico, i legami tra le molecole di idrogeno e ossigeno vengono riorganizzati. L’ossigeno viene letteralmente incorporato in strutture molecolari stabili chiamate cluster.

Questo cambia completamente le regole del gioco biologico e smonta l’obiezione della “respirazione gastrica”. Si può assorbire l’ossigeno dall’acqua.

  • L’assorbimento tramite le Acquaporine: Le cellule del nostro corpo non assorbono i liquidi a caso; utilizzano dei canali microscopici chiamati acquaporine. Poiché l’ossigeno di Kaqun è legato stabilmente alla struttura dell’acqua, esso penetra all’interno della cellula insieme al liquido stesso.
  • Nutrimento diretto per i mitocondri: Una volta dentro la cellula, il cluster si scompone, liberando l’ossigeno direttamente nel citoplasma e nei mitocondri (le centrali energetiche cellulari). Questo processo bypassa completamente la necessità di utilizzare la respirazione polmonare o il trasporto tramite l’emoglobina dei globuli rossi.
In occasione della 7° International Kaqun ELO Water Conference tenutasi presso la Royal Society of Medicine di Londra, il Dr. Sandor Kulin – Scientific Director di Kaqun Water – spiega come l’assorbimento dell’ossigeno dall’acqua sia del tutto naturale per le cellule umane.

Cosa dice la letteratura scientifica

Non per nulla, le acque commerciali contenenti ossigeno inserito a pressione non possono vantare alcuna documentazione clinica. La tecnologia a cluster di Kaqun è supportata invece da studi condotti sia in Europa che in Asia. I test di laboratorio e i trial clinici hanno dimostrato che questo tipo di assorbimento cellulare è in grado di:

  • Contrastare l’ipossia tissutale: Portare ossigeno laddove i tessuti sono infiammati o soffrono di scarso microcircolo.
  • Potenziare il sistema immunitario: Incrementare in modo significativo l’attività delle cellule Natural Killer (NK) e dei linfociti T.
  • Supportare la funzione mitocondriale: Ottimizzare la produzione di energia cellulare, riducendo i sintomi della stanchezza cronica (Brain Fog).

Qui tutti gli studi eseguiti su Acqua Kaqun

Stress ossidativo, infiammazione e radicali liberi: cosa succede realmente nel corpo

Il termine stress ossidativo è oggi uno dei più ricorrenti nella ricerca biomedica e nella divulgazione scientifica legata a metabolismo, infiammazione e invecchiamento cellulare. In letteratura scientifica, viene definito come uno squilibrio tra la produzione di specie ossidanti e la capacità dei sistemi biologici di neutralizzarle, con possibile alterazione dei meccanismi cellulari e delle strutture molecolari fondamentali come lipidi, proteine e DNA . Questo concetto si inserisce all’interno della più ampia biologia redox, che studia l’equilibrio tra processi ossidativi e sistemi antiossidanti nell’organismo.

Stress ossidativo: in sintesi

Lo stress ossidativo è una condizione in cui nell’organismo si crea uno squilibrio tra la produzione di molecole reattive, chiamate radicali liberi, e la capacità del corpo di controllarle. Queste molecole si formano normalmente durante i processi metabolici, soprattutto quando le cellule producono energia, ma possono aumentare in alcune condizioni legate allo stile di vita o a fattori ambientali.

Quando la loro presenza diventa eccessiva rispetto ai sistemi di difesa naturali, possono interferire con il normale funzionamento delle cellule e dei loro componenti, come membrane, proteine e materiale genetico. Questo squilibrio viene associato anche a processi infiammatori, perché i due fenomeni tendono a influenzarsi a vicenda all’interno dell’organismo.

In termini semplici, si può immaginare lo stress ossidativo come una perdita di equilibrio nei meccanismi interni di regolazione cellulare, in cui alcune reazioni chimiche diventano prevalenti rispetto ai sistemi che normalmente le tengono sotto controllo.

Radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno (ROS)

I cosiddetti radicali liberi sono molecole o atomi caratterizzati dalla presenza di elettroni non appaiati, condizione che li rende altamente reattivi. In biologia, si parla più correttamente di ROS (Reactive Oxygen Species), ovvero specie reattive dell’ossigeno, che includono:

  • superossido (O₂•−)
  • perossido di idrogeno (H₂O₂)
  • radicale ossidrile (•OH)

Queste molecole si formano naturalmente come sottoprodotti del metabolismo cellulare, in particolare nei mitocondri durante la produzione di energia. In condizioni fisiologiche controllate, i ROS non sono necessariamente dannosi: partecipano infatti anche a processi di segnalazione cellulare e difesa immunitaria.

Quando l’equilibrio si rompe: definizione di stress ossidativo

Lo stress ossidativo si verifica quando la produzione di ROS supera la capacità dei sistemi antiossidanti endogeni di mantenerli sotto controllo.

In questa condizione, le specie reattive possono interagire con componenti cellulari fondamentali come lipidi delle membrane cellulari, proteine strutturali ed enzimatiche, materiale genetico (DNA). Il risultato è una possibile alterazione della funzionalità cellulare e della comunicazione biologica interna . È importante sottolineare che il concetto moderno non descrive solo un danno, ma anche una alterazione del bilancio redox e della segnalazione cellulare.

Infiammazione: una risposta biologica complessa

L’infiammazione è una risposta fisiologica del sistema immunitario a stimoli percepiti come dannosi, come infezioni, lesioni o stress metabolico. Può essere:

  • acuta: risposta breve e protettiva
  • cronica: risposta persistente e meno risolta

A livello cellulare, l’infiammazione coinvolge numerosi mediatori chimici e cellule immunitarie che regolano la risposta dell’organismo. In condizioni di attivazione prolungata, l’infiammazione può associarsi a un aumento della produzione di ROS, creando una connessione funzionale con lo stress ossidativo.

Il legame tra stress ossidativo e infiammazione

Numerosi studi indicano che stress ossidativo e infiammazione non sono fenomeni separati, ma strettamente interconnessi.

Le specie reattive dell’ossigeno possono:

  • attivare vie di segnalazione cellulare legate alla risposta infiammatoria
  • influenzare la produzione di citochine
  • amplificare la risposta immunitaria in alcuni contesti biologici


Allo stesso tempo, i processi infiammatori possono aumentare ulteriormente la produzione di ROS, creando un circuito di retroazione. Questa relazione è oggi considerata uno dei nodi centrali nella comprensione di numerosi processi fisiologici e patologici.

Stress ossidativo e “stress cellulare”: il concetto di equilibrio

La ricerca contemporanea tende a descrivere lo stress ossidativo non solo come condizione patologica, ma come parte di un continuum biologico.

In questo modello si distinguono:

  • eustress ossidativo: livelli fisiologici utili alla segnalazione cellulare
  • distress ossidativo: livelli elevati associati a danno molecolare

Questa distinzione evidenzia che i ROS non sono esclusivamente “negativi”, ma dipendono dal contesto e dall’equilibrio complessivo del sistema biologico .

Conclusione: un equilibrio dinamico, non uno stato fisso

L’organismo umano non funziona in condizioni statiche, ma attraverso un continuo adattamento tra produzione di specie reattive e sistemi di controllo. Lo stress ossidativo e l’infiammazione devono quindi essere interpretati come processi dinamici di regolazione biologica, il cui significato dipende dal contesto, dalla durata e dall’intensità.

In tutto questo, l’ossigeno gioca un ruolo fondamentale: L’importanza dell’ossigeno per la salute

Come l’intestino contribuisce all’ossigenazione del corpo

Negli ultimi anni l’idea che l’ossigeno possa entrare nell’organismo anche attraverso il tratto digestivo è tornata al centro dell’attenzione scientifica. Il motivo è semplice: diversi studi sperimentali suggeriscono che l’intestino non sia soltanto un organo digestivo, ma possa contribuire allo scambio di gas con il sangue. Alcune ricerche mostrano infatti come l’ossigeno presente nel tratto gastrointestinale possa diffondersi nei capillari intestinali, contribuendoall’ossigenazione sistemica. Vediamo cosa emerge dalla letteratura scientifica.

L’ossigeno ingerito può entrare nel sangue

Uno degli studi più citati sull’argomento è quello condotto da W. Forth e O. Adam sull’assorbimento intestinale di ossigeno. In questo lavoro sperimentale, pubblicato sull’European Journal of Medical Research, i ricercatori hanno somministrato a conigli acqua arricchita di ossigeno e misurato la pressione parziale di ossigeno nel sangue.
I risultati indicano che una parte dell’ossigeno disciolto può attraversare la mucosa gastrointestinale e raggiungere la vena porta, dimostrando che il tratto digestivo è in grado di trasferire ossigeno al sistema circolatorio.

Studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11726308/

Cosa succede quando si beve acqua ricca di ossigeno

Altri studi hanno cercato di capire se il consumo di acqua con concentrazioni elevate di ossigeno disciolto possa produrre effetti fisiologici misurabili nell’uomo. Un trial pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition ha fatto assumere per alcune settimane acqua con contenuto di ossigeno molto elevato rispetto a quello normalmente presente nell’acqua potabile. Lo studio, che non ha rilevato effetti tossici, ha di contro osservato alcune modifiche temporanee nei marcatori biologici legati allo stress ossidativo e al sistema immunitario

Studio:
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S026156140400216X

Cosa succede nello stomaco: le osservazioni con la risonanza magnetica

Un altro filone di ricerca ha utilizzato tecniche di imaging per osservare direttamente il comportamento dell’ossigeno nello stomaco dopo l’ingestione di acqua supersatura.
In particolare, uno studio pubblicato su Magnetic Resonance Imaging ha mostrato che l’ossigeno disciolto può rimanere nello stomaco abbastanza a lungo da modificare localmente i livelli di ossigenazione nel tratto digestivo. Questo dato è interessante perché indica che il gas non si disperde immediatamente prima di arrivare allo stomaco, rendendo possibile un certo grado di assorbimento.

Studio:
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0730725X04000591

Un precedente storico: i “cocktail di ossigeno”

L’idea di introdurre ossigeno attraverso il tratto digestivo non è nuova. Già negli anni ’60, nell’Unione Sovietica, furono infatti sviluppati i cosiddetti “oxygen cocktail”: bevande o schiume arricchite di ossigeno utilizzate in sanatori e strutture sanitarie. Queste preparazioni venivano impiegate per diverse condizioni legate all’ipossia, come malattie polmonari o affaticamento cronico. Benchè la letteratura occidentale abbia per anni considerato queste applicazioni con una certa cautela, rappresentano oggi uno dei primi tentativi sistematici di ossigenoterapia enterale.

Approfondimento:
https://en.wikipedia.org/wiki/Oxygen_cocktail

Revisioni scientifiche recenti

Aumentare l’ossigeno nelle cellule

Negli ultimi anni alcuni gruppi di ricerca hanno ripreso il tema. Una revisione pubblicata nel 2020 sugli effetti biologici dell’acqua arricchita di ossigeno conclude che queste soluzioni potrebbero contribuire alla compensazione di stati ipossici in determinate condizioni fisiologiche.
Va comunque sottolineato che il campo di ricerca è ancora limitato e richiede studi clinici più ampi e indipendenti.

Studio:
https://vietnamjournal.ru/0016-9900/article/view/638454

Il tema è tornato alla ribalta anche grazie a ricerche molto recenti sulla cosiddetta ventilazione enterale, cioè l’idea di utilizzare l’intestino come superficie alternativa per lo scambio di gas. Esperimenti su animali hanno dimostrato che, in condizioni di ipossia grave, l’introduzione di ossigeno nel colon può aumentare l’ossigenazione del sangue e migliorare la sopravvivenza. Queste ricerche confermano un principio fisiologico importante: la mucosa intestinale è capace di trasferire gas nel sistema circolatorio.

Studio:
https://journals-plos-org.translate.goog/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0254619&_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

Una frontiera di ricerca ancora aperta

Nel complesso la letteratura scientifica suggerisce tre conclusioni principali:

  • l’ossigeno presente nel tratto digestivo può diffondere nei capillari intestinali;
  • liquidi contenenti ossigeno disciolto possono modificare localmente i livelli di ossigenazione;
  • l’intestino possiede, almeno in parte, la capacità di funzionare come superficie di scambio gassoso.

Come accennato, si tratta di un campo di ricerca ancora in evoluzione. Molti aspetti devono essere chiariti con studi clinici più ampi, ma le evidenze disponibili indicano che l’interazione tra ossigeno ingerito e fisiologia umana merita di essere studiata con maggiore attenzione. Da qui l’impegno di Kaqun nel campo della ricerca medica e scientifica sul contrasto all’ipossia. 

Come fa la cellula ad assorbire ossigeno dia liquidi?

assorbire ossigeno dall'acqua

Le cellule di un organismo vivente sono immerse e circondate dal liquido interstiziale, soluzione acquosa attraverso la quale i nutrienti e le sostanze di scarto passano dal sangue ai tessuti e viceversa. Non tutte le cellule di un tessuto  sono infatti direttamente a contatto con i capillari sanguigni che lo vascolarizzano: alcune di esse sono distanti anche sessanta cellule dal capillare più vicino. La funzione del liquido interstiziale è perciò quella di “mediare” tra il capillare e la cellula, permettendo lo scambio di sostanze e nutrimenti, ossigeno compreso.

Dr. Sandor Kulin – 7° International Kaqun Water Conference –  Royal Society of Medicine – Londra 8/12/2018

Per approfondire:
https://www.acquakaqun.it/2019/04/15/come-puo-la-cellula-assorbire-ossigeno-dai-liquidi/


State College, USA: apre il nuovo Vitality Wellness Club, centro fitness high-tech con bagni in vasca Kaqun

Il centro offrirà ad atleti professionisti e non solo una varietà di strumenti per l’allenamento ed il recupero, tra cui trattamento con luce rossa, ossigenoterapia iperbarica, saune e bagni in vasca con Acqua Kaqun. Alla guida due campioni olimpici…

Originale pubblicato su CENTRE DEALY TIME

I bagni in vasca con Acqua Kaqun saranno tra i trattamenti offerti dal nuovo Vitality Wellness Club di Garner Street, innovativo centro fitness high-tech prossimo all’apertura nello State College, in Pennsylvania (USA). Il centro offrirà ad atleti professionisti e non solo una varietà di strumenti per l’allenamento ed il recupero, tra cui trattamento con luce rossa, ossigenoterapia iperbarica, saune e terapia con Acqua Kaqun.

Ad orchestrare il tutto saranno il lottatore Kyle Dake, oggi impegnato negli allenamenti in vista delle Olimpiadi di Parigi, e David Taylor, campione olimpico ai Giochi di Tokyo 2020 recentemente assunto come capo allenatore della squadra di wrestling dell’Oklahoma State. 

Abby Drey adrey@centredaily.com

Uno studente universitario potrebbe mantenersi in forma attraverso un allenamento mirato, mentre un giocatore di football del liceo che si sta riprendendo da un infortunio e un settantenne con una piaga da decubito potrebbero trarre beneficio da un bagno in Kaqun ha detto Kyle Dake.

Uno dei servizi offerti dal nuovo Vitality Wellness Club sarà infatti quello dei bagni in vasca con acqua Kaqun, trattamento che combina l’ossigenoterapia, la terapia della luce e la terapia del calore in un unica soluzione. “In un primo momento – ha spiegato Dake –  sembra di entrare in una vasca idromassaggio: l’acqua calda rilassa i muscoli e le diverse impostazioni di luce producono risultati diversi nel corpo. La luce rossa favorisce la produzione di collagene, riducendo le rughe e levigando la pelle, mentre quella luce blu ha un effetto energizzante. La “magia” dell’idroterapia Kaqun risiede però nell’ossigeno, in particolare nella sua capacità di aiutare gli utenti ad aumentare la quantità di ossigeno nei loro corpi assorbendolo direttamente attraverso la pelle. Il corpo – ha spiegato ancora – è una “macchina” che si autoguarisce, ma può farlo solo quando è sufficientemente energizzato”.

Abby Drey adrey@centredaily.com

Il Vitality Wellness Club aprirà al pubblico nelle prossime settimane, giusto in tempo per accogliere gli atleti che correranno il triathlon Ironman di Happy Valley il 30 giugno e le persone che visiteranno lo State College per il Central Pennsylvania Festival of the Arts a luglio.

Maggiori informazioni sui bagni in vasca con Acqua Kaqun

Acqua ricca in ossigeno: proprietà e impieghi

Dott.ssa Michela Marinato

Articolo pubblicato su: L’ Accademia del Fitness, ottobre 2017, N.27

Sono sempre più numerosi gli studi che confermano l’importanza di una corretta ossigenazione dei tessuti. Il corpo umano é costituito per il 62% di ossigeno. A differenza del mondo vegetale, il mondo animale ha bisogno di bruciare ossigeno in ogni cellula per produrre l’energia necessaria a svolgere la sua funzione. Ovvio quindi che mantenere buono il livello di ossigenazione dei tessuti sia un obiettivo importantissimo sia per mantenere lo stato di salute sia per permettere la guarigione.

La pressione parziale di ossigeno nei tessuti deve essere maggiore di 70 mm di Hg: sotto i 60 mm di Hg abbiamo la cosiddetta ipossia cronica. In questo caso la cellula produce HIF un fattore di trascrizione che stimola il rilascio del  VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare ). È stato dimostrato che uno dei primi passi nella formazione di neoplasie è la sua sovrapproduzione da parte delle cellule tumorali. VEGF é anche coinvolto nell’artrite reumatoide, nella retinopatia diabetica, nell’enfisema polmonare, etc.
Anche NFKB é prodotto in seguito alla carenza di ossigeno a livello tissutale. Questo polipeptide svolge un ruolo chiave nei processi infiammatori, nelle patologie autoimmuni, nelle infezioni virali e batteriche e in molte altre patologie.

Quali possono essere i motivi per cui la quantità di ossigeno che arriva alla cellula risulta insufficiente?
Le cause di ipossia devono essere divise in due gruppi:

1) da carente apporto

2) da aumentata richiesta.

Il carente apporto di ossigeno può a sua volta dipendere da:

A) qualità dell’aria (inquinamento, ambienti confinati, scarsa PPO)
B) difetto di scambio gassoso a livello polmonare(BPPCO), asma, enfisema, anemia, stili di vita scorretti- quali sedentarietà, indumenti stretti, alti livelli di ansia e stress che portano ad una respirazione superficiale- apnee notturne ecc.
C) difetti della circolazione sanguigna (arteriopatie obliteranti, microangiopatia diabetica, atero sclerosi, infarto).

La aumentata richiesta è invece tipica della persona sana impegnata in pesanti attività lavorative, in particolare degli sportivi. Quando l’impegno fisico è elevato, l’organismo risponde cercando di fare affluire maggiore quantità di sangue ossigenato nel distretto interessato aumentando la frequenza respiratoria, la frequenza cardiaca,  la pressione arteriosa ; se c’è abbastanza  ossigeno a disposizione il mitocondrio, attraverso la fosforilazione ossidativa,  produce 36 molecole di  ATP ogni molecola di glucosio. Quando l’ossigeno non basta più, si innesca il metabolismo anaerobico di tipo fermentativo, le molecole di ATP prodotte sono solo 2 e si forma acido lattico con conseguente acidosi metabolica e dolore muscolare.

Questa lunga premessa era necessaria allo scopo di introdurre il vero argomento di questo articolo e cioè svelare l’esistenza di un modo “alternativo” di portare ossigeno alle cellule, bypassando l’apparato cardio polmonare.

Da alcuni anni in Ungheria e da poco tempo a Singapore, presso ospedali ed istituti governativi, sono in corso studi clinici riguardanti gli effetti sulla salute di una particolare acqua, contenente elevate quantità di ossigeno (18-25mg/L)stabile e biodisponibile che deve essere assunta per via orale o attraverso bagni di 50 minuti.

Queste sono le sue peculiarità :

1)l’ossigeno in essa contenuto è stabile (una volta aperta la bottiglia l’ossigeno decresce in cinque giorni solo del 6,5%)

2)l’ossigeno non viene introdotto dall’esterno, ma come ossigeno libero viene creato dall’acqua stessa attraverso una procedura elettro magnetica brevettata.
In pratica, l’acqua viene fatta passare attraverso campi elettromagnetici di frequenza specifica che provocano un cambiamento della struttura molecolare:

– I grossi clusters di acqua vengono rotti e si formano altri clusters più piccoli e più stabili formati da 6-9 molecole di acqua
– L’ossigeno che viene liberato per effetto dei campi elettrici, entra all’interno dei piccoli clusters e rimane disponibile come ossigeno non legato.
– Altro ossigeno e parte dell’idrogeno formano radicali OH che rendono l’acqua alcalina.

3) bevendo l’acqua, (500 ml x 1-3 volte nella giornata) o durante la balneoterapia a 38° per 50’, l’ossigeno viene assorbito rispettivamente dalla mucosa intestinale o per via trans-dermica e diffonde direttamente nella matrice extracellulare e da qui nelle cellule, bypassando la via ematica(1)

Tutto ciò, secondo gli studi svolti, ha un’ azione favorevole sulla salute attraverso la modificazione sia di  parametri psico fisiologici legati all’aumento della saturazione di ossigeno nei tessuti (2)  sia di parametri immunologici come l’aumento di NK e l’attivazione aspecifica dei linfociti T(3).
Quest’acqua ricca in ossigeno ha inoltre una  importante azione antiossidante e alcalinizzante(4) ed é a ciò che si devono gli  effetti positivi sulla velocità delle funzioni cognitive(5).
Risulta inoltre sorprendente che un’acqua così ricca in ossigeno non provochi nell’organismo stress ossidativo(6) ma anzi, abbia la proprietà di stimolare la produzione di ingenti quantità di fattori antiossidanti(7).

Tra il 2012 e 2015 è stato condotto uno studio randomizzato su pazienti sotto trattamento oncologico: il lavoro mirava a valutare gli effetti positivi dell’acqua ricca di ossigeno sul miglioramento della risposta terapeutica e sul controllo degli effetti collaterali  della radio e della chemioterapia. Irisultati sono promettenti(8).

Tra gli sportivi l’utilizzo di acqua ricca d’ossigeno è ormai molto diffuso, soprattutto a livello agonistico e negli “high intensity endurance sports“: essa facilita infatti il processo di recupero diminuendo la produzione di acido lattico epermette la riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa  aumentando la resa energetica.

Infine non è da trascurare l’importante azione antiaging: il primo passo per combattere lo stress ossidativo, alla base di tutti i processi di invecchiamento, è quello di ossigenare e alcalinizzare l’organismo. Questo si ottiene attraverso l’esercizio fisico, la respirazione corretta, l’alimentazione personalizzata che tenga conto della Bíotipologia del soggetto, la giusta integrazione di vitamine e antiossidanti e infine, ma non per ultimo, l’assunzione di 0,5/ 1,5 l al giorno di acqua ricca in ossigeno.

(1) (Sandor Kulin MD Istituto di Sanità bionergetica  e informativa, Budapest)
(2)(Semmelweis University Budapest: changes of registeredpsyco-physiological parameters by drinking water with high oxygen concentration. Marzo 2007)
(3)  (The effect of water with high oxygen concentration on the immune parameters on healthy volunteers, National Institute of Chemical Safety, September 2009)
(4)  (Study on the effect of water with oxygen concentration on antioxidant capacity National Institute of Chemical Safety, department of molecular and cell Biology Budapest, 01-EXP-10 2011)
(5) (Report about effects of water with high oxygen concentration on the speed of cognitive functions. Semmelweis University, Faculty of Physical Education and Sports Sciences. 2012)
(6)(Report on the examination of role of water with high oxygen concentration in reactive oxygen species generation in in vitro system,Hungarian  Academy of Science
(7)(Study on the effect of  water whith high oxygen concentration , National Institute of Chemical Safety, Budapest 2011)
(8) (TUKEB 535/2012, National institute of Oncology, Budapest)

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