Stress ossidativo, infiammazione e radicali liberi: cosa succede realmente nel corpo

Il termine stress ossidativo è oggi uno dei più ricorrenti nella ricerca biomedica e nella divulgazione scientifica legata a metabolismo, infiammazione e invecchiamento cellulare. In letteratura scientifica, viene definito come uno squilibrio tra la produzione di specie ossidanti e la capacità dei sistemi biologici di neutralizzarle, con possibile alterazione dei meccanismi cellulari e delle strutture molecolari fondamentali come lipidi, proteine e DNA . Questo concetto si inserisce all’interno della più ampia biologia redox, che studia l’equilibrio tra processi ossidativi e sistemi antiossidanti nell’organismo.

Stress ossidativo: in sintesi

Lo stress ossidativo è una condizione in cui nell’organismo si crea uno squilibrio tra la produzione di molecole reattive, chiamate radicali liberi, e la capacità del corpo di controllarle. Queste molecole si formano normalmente durante i processi metabolici, soprattutto quando le cellule producono energia, ma possono aumentare in alcune condizioni legate allo stile di vita o a fattori ambientali.

Quando la loro presenza diventa eccessiva rispetto ai sistemi di difesa naturali, possono interferire con il normale funzionamento delle cellule e dei loro componenti, come membrane, proteine e materiale genetico. Questo squilibrio viene associato anche a processi infiammatori, perché i due fenomeni tendono a influenzarsi a vicenda all’interno dell’organismo.

In termini semplici, si può immaginare lo stress ossidativo come una perdita di equilibrio nei meccanismi interni di regolazione cellulare, in cui alcune reazioni chimiche diventano prevalenti rispetto ai sistemi che normalmente le tengono sotto controllo.

Radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno (ROS)

I cosiddetti radicali liberi sono molecole o atomi caratterizzati dalla presenza di elettroni non appaiati, condizione che li rende altamente reattivi. In biologia, si parla più correttamente di ROS (Reactive Oxygen Species), ovvero specie reattive dell’ossigeno, che includono:

  • superossido (O₂•−)
  • perossido di idrogeno (H₂O₂)
  • radicale ossidrile (•OH)

Queste molecole si formano naturalmente come sottoprodotti del metabolismo cellulare, in particolare nei mitocondri durante la produzione di energia. In condizioni fisiologiche controllate, i ROS non sono necessariamente dannosi: partecipano infatti anche a processi di segnalazione cellulare e difesa immunitaria.

Quando l’equilibrio si rompe: definizione di stress ossidativo

Lo stress ossidativo si verifica quando la produzione di ROS supera la capacità dei sistemi antiossidanti endogeni di mantenerli sotto controllo.

In questa condizione, le specie reattive possono interagire con componenti cellulari fondamentali come lipidi delle membrane cellulari, proteine strutturali ed enzimatiche, materiale genetico (DNA). Il risultato è una possibile alterazione della funzionalità cellulare e della comunicazione biologica interna . È importante sottolineare che il concetto moderno non descrive solo un danno, ma anche una alterazione del bilancio redox e della segnalazione cellulare.

Infiammazione: una risposta biologica complessa

L’infiammazione è una risposta fisiologica del sistema immunitario a stimoli percepiti come dannosi, come infezioni, lesioni o stress metabolico. Può essere:

  • acuta: risposta breve e protettiva
  • cronica: risposta persistente e meno risolta

A livello cellulare, l’infiammazione coinvolge numerosi mediatori chimici e cellule immunitarie che regolano la risposta dell’organismo. In condizioni di attivazione prolungata, l’infiammazione può associarsi a un aumento della produzione di ROS, creando una connessione funzionale con lo stress ossidativo.

Il legame tra stress ossidativo e infiammazione

Numerosi studi indicano che stress ossidativo e infiammazione non sono fenomeni separati, ma strettamente interconnessi.

Le specie reattive dell’ossigeno possono:

  • attivare vie di segnalazione cellulare legate alla risposta infiammatoria
  • influenzare la produzione di citochine
  • amplificare la risposta immunitaria in alcuni contesti biologici


Allo stesso tempo, i processi infiammatori possono aumentare ulteriormente la produzione di ROS, creando un circuito di retroazione. Questa relazione è oggi considerata uno dei nodi centrali nella comprensione di numerosi processi fisiologici e patologici.

Stress ossidativo e “stress cellulare”: il concetto di equilibrio

La ricerca contemporanea tende a descrivere lo stress ossidativo non solo come condizione patologica, ma come parte di un continuum biologico.

In questo modello si distinguono:

  • eustress ossidativo: livelli fisiologici utili alla segnalazione cellulare
  • distress ossidativo: livelli elevati associati a danno molecolare

Questa distinzione evidenzia che i ROS non sono esclusivamente “negativi”, ma dipendono dal contesto e dall’equilibrio complessivo del sistema biologico .

Conclusione: un equilibrio dinamico, non uno stato fisso

L’organismo umano non funziona in condizioni statiche, ma attraverso un continuo adattamento tra produzione di specie reattive e sistemi di controllo. Lo stress ossidativo e l’infiammazione devono quindi essere interpretati come processi dinamici di regolazione biologica, il cui significato dipende dal contesto, dalla durata e dall’intensità.

In tutto questo, l’ossigeno gioca un ruolo fondamentale: L’importanza dell’ossigeno per la salute

Dormire a sufficienza e sentirsi comunque stanchi? Il problema potrebbe non essere il sonno…

stanchezza cronica e recupero
stanchezza cronica e recupero

Oggi, nella vita contemporanea, la stanchezza non sembra più dipendere soltanto da fatica fisica o da un sonno insufficiente. Sempre più spesso viene descritta come la conseguenza di un sistema nervoso esposto a stimoli continui, che tende a rimanere in uno stato di attivazione anche nei momenti di pausa. L’attenzione si sposta così dal piano del riposo quantitativo a quello della qualità del recupero complessivo.

Stanchezza cronica e recupero

Negli ultimi anni la stanchezza è diventata una condizione sempre più diffusa. Non necessariamente intensa o invalidante, ma continua, sottile, spesso difficile da definire con precisione. Una sensazione che accompagna molte persone nella quotidianità senza trasformarsi in vero e proprio esaurimento e che proprio per questo tende a essere normalizzata.
Sempre più spesso si osserva una discrepanza tra ore di sonno e percezione del recupero: il sonno è presente, talvolta anche in quantità adeguata, ma la sensazione al risveglio non è quella di un pieno ristoro.

Negli ultimi anni questo tema è entrato anche nel dibattito scientifico e divulgativo sul sonno e sul funzionamento del sistema nervoso. Il neuroscienziatoMatthew Walker, docente all’Università della California a Berkeley e autore di Why We Sleep, ha contribuito a riportare l’attenzione sul ruolo centrale del sonno nella salute generale, evidenziando come nei Paesi industrializzati si osservi una riduzione sia della durata sia, in molti casi, della qualità del riposo. All’interno di questo contesto, alcuni fattori ambientali e comportamentali vengono spesso citati come possibili elementi di interferenza: stress cronico, esposizione alla luce artificiale, ritmi irregolari e aumento degli stimoli cognitivi quotidiani.

Una forma di stanchezza meno “lineare”

Per lungo tempo la stanchezza è stata interpretata soprattutto come conseguenza diretta dello sforzo fisico o della mancanza di riposo. Nella realtà contemporanea il quadro appare più sfumato.
Una parte della letteratura sul benessere cognitivo e sullo stress quotidiano descrive una forma di affaticamento che non è esclusivamente fisica, ma coinvolge anche la dimensione mentale e attentiva. L’alternanza continua di stimoli, la frammentazione dell’attenzione e l’uso prolungato di dispositivi digitali vengono spesso indicati come elementi che possono incidere sulla percezione di energia durante la giornata. In questo scenario, anche il concetto di “riposo” tende a diventare meno netto rispetto al passato. I momenti di reale inattività si riducono, mentre cresce la presenza di micro-attività cognitive continue, anche al di fuori degli impegni lavorativi.

Il sonno come processo attivo

Il sonno non è una condizione di semplice inattività. Durante le diverse fasi del riposo, l’organismo attraversa processi complessi di regolazione fisiologica, riorganizzazione delle informazioni e riequilibrio di alcune funzioni neurobiologiche. Alcune ricerche suggeriscono che il sonno svolga un ruolo importante nella gestione della memoria, nella regolazione emotiva e nei processi di recupero generale dell’organismo. In questo senso, la qualità del sonno diventa un elemento centrale tanto quanto la sua durata.
Allo stesso tempo, diversi fattori moderni vengono studiati per il loro possibile impatto su questi processi: esposizione alla luce nelle ore serali, irregolarità dei ritmi quotidiani, sedentarietà e livelli di stress prolungato. Più che una singola causa, emerge quindi un insieme di condizioni che possono influenzare in modo cumulativo la sensazione di recupero.

Il paradosso della stanchezza contemporanea

Un aspetto interessante della condizione attuale è la coesistenza tra comfort diffuso e sensazione di affaticamento. Molte attività quotidiane richiedono meno sforzo fisico rispetto al passato, mentre aumenta il carico cognitivo e decisionale. Alcuni osservatori del comportamento contemporaneo hanno evidenziato come l’esposizione costante a informazioni, notifiche e contenuti digitali possa contribuire a mantenere il sistema attentivo in uno stato di attivazione prolungata, anche al di fuori dei momenti di lavoro. Non si tratta necessariamente di una relazione diretta e univoca, ma di una serie di fattori che possono sovrapporsi e influenzare la percezione generale di energia.

Una nuova attenzione al recupero

Negli ultimi anni si sta affermando un interesse crescente non soltanto verso la performance, ma verso il recupero. Non più solo l’idea di aumentare l’energia disponibile, ma di comprendere meglio le condizioni che ne permettono il ripristino. In questo senso, il sonno rappresenta solo una parte del quadro complessivo. Accanto ad esso, entrano in gioco altri elementi legati allo stile di vita, ai ritmi quotidiani e alla capacità dell’organismo di mantenere un equilibrio funzionale nel tempo. Più che una risposta unica, il tema sembra aprire una domanda più ampia: quali condizioni permettono oggi un recupero realmente efficace?

Stanchezza cronica e Acqua Kaqun: come l’ossigeno biodisponibile aumenta energia e vitalità

Come smaltire l’alcol nel sangue: l’acqua ad alto contenuto di ossigeno può aiutare?

Capace di alleviare i sintomi del “dopo sbronza”, l’acqua ad alto contenuto di ossigeno stabile e bio disponibile può avere effetti positivi anche per quanto riguarda la velocità con cui l’organismo riesce a smaltire l’alcol

É noto come l’acqua ricca di ossigeno assunta per bocca ed assorbita attraverso l’apparato digerente aumenti la quantità di ossigeno presente a livello della vena porta. Un  nuovo studio condotto dal College of Pharmacy della Chungnam National University ha indagato come l’acqua ricca di ossigeno possa facilitare l’ossidazione ( e quindi l’eliminazione) dell’alcool nel fegato grazie al maggior apporto di ossigeno attraverso la vena porta.

Guidare con concentrazioni di alcol nel sangue superiori a quelle prescritte per legge può avere gravi conseguenze sia dal punto di vista della sicurezza stradale che delle ripercussioni in fatto di multe e sanzioni. Prima di mettersi al volante dopo aver bevuto, occorre smaltire l’alcol fino a raggiungere i livelli massimi consentiti per legge.

Cos’è il tasso alcolemico

Il tasso alcolemico (TA), o alcolemia, misura la quantità di alcol (etanolo) presente nel sangue. Comunemente espresso in grammi per litro (g/l), questo valore può essere determinato tramite un esame del sangue o, più semplicemente, attraverso l’etilometro, mediante il cosiddetto “alcol test”.

Cosa prescrive il Codice della Strada

Modificato con il recente aggiornamento del Codice della Strada, l’Articolo 186 disciplina la guida in stato di ebbrezza, distinguendo tra quattro possibili scenari:

– TA fino a 0,5 grammi di alcol per litro di sangue;
– TA superiore a 0,5 g/l ma non superiore a 0,8 g/l;
– TA superiore a 0,8 g/l ma non superiore a 1,5 g/l;
– TA superiore a 1,5 g/l;

Il superamento dei limiti sopra descritti comporta, a seconda dei casi, sanzioni più o meno pesanti, fino all’arresto da 8 a 18 mesi e la confisca veicolo.

Quanto tempo occorre per smaltire l’alcol nel sangue?

La risposta dipende da vari fattori, tra cui, oltre alla quantità di alcol assunto, anche l’età, il sesso ed il peso del conducente. Tuttavia, un recente studio ha indagato l’effetto dell’acqua con alti livelli di ossigeno nello smaltimento delle bevande alcoliche. I risultati dimostrano che, poiché l’ossigeno disciolto accelera significativamente la riduzione delle concentrazioni di alcol nel sangue, l’acqua ad alto contenuto di ossigeno stabile può avere effetti positivi sulla velocità con cui l’organismo è in grado di smaltire l’alcol.

Lo studio condotto dal College of Pharmacy della Chungnam National University

Lo studio esamina l’effetto che l’acqua con alti livelli di ossigeno disciolto ha nella velocità con cui l’organismo riesce a smaltire l’alcol nel sangue. Attraverso un esperimento controllato con 15 partecipanti, sono state testate diverse combinazioni di bevande con livelli variabili di ossigeno. I risultati suggeriscono che l’ossigeno disciolto accelera significativamente la riduzione delle concentrazioni di alcol nel sangue. Più nel dettaglio, è stata utilizzata un’analisi non compartimentale per valutare le differenze nei parametri farmacocinetici. Inoltre, sono stati calcolati i tempi necessari affinché il BAC (concentrazioni di alcol nel sangue) scendesse rispettivamente allo 0,05% e allo 0,03%. I risultati delle comparazioni di questi parametri mediante ANOVA sono riportati nella Tabella 2.

Consulta lo studio

Altri Studi su Kaqun

Kaqun, uno studio ne conferma l’utilità per il trattamento di pazienti con diabete Tipo 2

Valutati la sua capacità di aumentare il livello di ossigeno nei tessuti nonché l’effetto protettivo sulla riduzione della massa mitocondriale e della disfunzione mitocondriale indotta dall’iperglicemia, l’acqua Kaqun s’è dimostrata un’efficace terapia adiuvante per il diabete di tipo 2. Ecco i dati emersi da un recente studio 

L’acqua Kaqun aumenta i livelli di ossigeno nel sangue arterioso, sembra avere un effetto protettivo sulla riduzione della massa mitocondriale e della disfunzione mitocondriale indotta dall’iperglicemia e può essere un’efficace terapia adiuvante per il diabete di tipo 2. Queste le conclusioni di uno studio condotto dai ricercatori del Changi General Hospital di Singapore sull’effetto dell’acqua Kaqun.


I ricercatori hanno valutato gli effetti dell’acqua stabilmente arricchita con ossigeno (ELO è il marchio con cui Kaqun viene distribuita in Asia) sui pazienti con diabete di tipo 2 per aumentarne i livelli nel sangue arterioso, sulla funzione mitocondriale in presenza di ambienti con glucosio normale o alto e come terapia ipoglicemizzante negli esseri umani. “Abbiamo dimostrato – spiegano gli autori – che bere acqua arricchita di ossigeno ELO è in grado di aumentare i livelli di ossigeno arterioso. È probabile che l’ossigeno nell’acqua ELO sia stato trasportato attraverso l’intestino nel flusso sanguigno attraverso le acquaporine che trasportano sia acqua che ossigeno. Abbiamo anche scoperto – continuano i ricercatori –  che i tassi di respirazione mitocondriale erano elevati nelle cellule coltivate in acqua ELO, come evidenziato da tassi di consumo di ossigeno più elevati associati alla respirazione basale e alla respirazione legata all’ATP, probabilmente facilitata dall’ambiente arricchito di ossigeno. 

Come anticipato, dalla ricerca è emerso in particolare l’effetto protettivo sulla riduzione della massa mitocondriale e della disfunzione mitocondriale indotta dall’iperglicemia, suggerendo l’uso di acqua Kaqun per il trattamento di pazienti con diabete di tipo 2. “È stato dimostrato – si legge nello studio – che l’inversione dell’ipossia migliora la capacità secretiva dell’insulina, la resistenza all’insulina e la funzione delle cellule beta. Nel nostro studio, l’acqua ELO ha ridotto significativamente l’HbA1c anche nei soggetti con diabete per almeno 10 anni”.

Qui sotto la traduzione in italiano dell’abstract.

NB: la ricerca fa riferimento nello specifico a “ELO water”, brand col quale Kaqun viene commercializzata in Asia. Kaqun Water e ELO Water sono lo stesso prodotto.

Contesto
Il diabete mellito è associato ad un inadeguato apporto di ossigeno ai tessuti. L’ipossia cellulare è associata a disfunzione mitocondriale che aumenta lo stress ossidativo e l’iperglicemia. La terapia di ossigenazione iperbarica, che ha dimostrato di migliorare la sensibilità all’insulina, non è pratica per un uso regolare. Abbiamo valutato gli effetti dell’acqua stabilmente arricchita con ossigeno (acqua ELO) per aumentare i livelli di ossigeno nel sangue arterioso, sulla funzione mitocondriale in presenza di ambienti con glucosio normale o alto e come terapia ipoglicemizzante negli esseri umani.

Metodi
Abbiamo confrontato i livelli di ossigeno nel sangue arterioso nei ratti Sprague-Dawley dopo 7 giorni di ELO ad libitum o consumo di acqua del rubinetto. Test di stress mitocondriale e analisi citofluorimetrica della massa mitocondriale e del potenziale di membrana sono stati eseguiti su cellule HepG2 umane coltivate in quattro terreni Eagle Medium modificati di Dulbecco, realizzati con acqua ELO o acqua normale (controllo), a livelli normali (5,5 mM) o alti ( 25 mM) concentrazioni di glucosio. Abbiamo anche randomizzato 150 adulti con diabete di tipo 2 (età media 53 anni, emoglobina glicata HbA1c 8,9% [74 mmol/mol], durata media del diabete 12 anni) a bere 1,5 litri al giorno di acqua ELO in bottiglia o acqua potabile.

Risultati
L’acqua ELO ha aumentato significativamente la tensione arteriosa dell’ossigeno pO2 (335 ± 26 contro 188 ± 18 mmHg, p = 0,006) rispetto all’acqua del rubinetto. Nelle cellule coltivate in acqua di controllo, la massa mitocondriale e il potenziale di membrana erano entrambi significativamente inferiori con glucosio 25 mM rispetto a glucosio 5,5 mM; al contrario, la massa mitocondriale e il potenziale di membrana non differivano significativamente a concentrazioni di glucosio normali o elevate nelle cellule coltivate in acqua ELO. L’ambiente ad alto contenuto di glucosio ha indotto una maggiore perdita di protoni mitocondriali nelle cellule coltivate in acqua ELO rispetto alle cellule coltivate nel mezzo di controllo con concentrazione di glucosio simile. Negli adulti diabetici di tipo 2, l’HbA1c è diminuito significativamente (p = 0,002) dello 0,3 ± 0,7% (4 ± 8 mmol/mol), con acqua ELO dopo 12 settimane di trattamento, ma è rimasto invariato con il placebo.

Conclusioni
L’acqua ELO aumenta i livelli di ossigeno nel sangue arterioso, sembra avere un effetto protettivo sulla riduzione della massa mitocondriale e della disfunzione mitocondriale indotta dall’iperglicemia e può essere un’efficace terapia adiuvante per il diabete di tipo 2.

Puoi trovare maggiori informazioni sulla correlazione tra diabete e ipossia visitando questa pagina.

 

State College, USA: apre il nuovo Vitality Wellness Club, centro fitness high-tech con bagni in vasca Kaqun

Il centro offrirà ad atleti professionisti e non solo una varietà di strumenti per l’allenamento ed il recupero, tra cui trattamento con luce rossa, ossigenoterapia iperbarica, saune e bagni in vasca con Acqua Kaqun. Alla guida due campioni olimpici…

Originale pubblicato su CENTRE DEALY TIME

I bagni in vasca con Acqua Kaqun saranno tra i trattamenti offerti dal nuovo Vitality Wellness Club di Garner Street, innovativo centro fitness high-tech prossimo all’apertura nello State College, in Pennsylvania (USA). Il centro offrirà ad atleti professionisti e non solo una varietà di strumenti per l’allenamento ed il recupero, tra cui trattamento con luce rossa, ossigenoterapia iperbarica, saune e terapia con Acqua Kaqun.

Ad orchestrare il tutto saranno il lottatore Kyle Dake, oggi impegnato negli allenamenti in vista delle Olimpiadi di Parigi, e David Taylor, campione olimpico ai Giochi di Tokyo 2020 recentemente assunto come capo allenatore della squadra di wrestling dell’Oklahoma State. 

Abby Drey adrey@centredaily.com

Uno studente universitario potrebbe mantenersi in forma attraverso un allenamento mirato, mentre un giocatore di football del liceo che si sta riprendendo da un infortunio e un settantenne con una piaga da decubito potrebbero trarre beneficio da un bagno in Kaqun ha detto Kyle Dake.

Uno dei servizi offerti dal nuovo Vitality Wellness Club sarà infatti quello dei bagni in vasca con acqua Kaqun, trattamento che combina l’ossigenoterapia, la terapia della luce e la terapia del calore in un unica soluzione. “In un primo momento – ha spiegato Dake –  sembra di entrare in una vasca idromassaggio: l’acqua calda rilassa i muscoli e le diverse impostazioni di luce producono risultati diversi nel corpo. La luce rossa favorisce la produzione di collagene, riducendo le rughe e levigando la pelle, mentre quella luce blu ha un effetto energizzante. La “magia” dell’idroterapia Kaqun risiede però nell’ossigeno, in particolare nella sua capacità di aiutare gli utenti ad aumentare la quantità di ossigeno nei loro corpi assorbendolo direttamente attraverso la pelle. Il corpo – ha spiegato ancora – è una “macchina” che si autoguarisce, ma può farlo solo quando è sufficientemente energizzato”.

Abby Drey adrey@centredaily.com

Il Vitality Wellness Club aprirà al pubblico nelle prossime settimane, giusto in tempo per accogliere gli atleti che correranno il triathlon Ironman di Happy Valley il 30 giugno e le persone che visiteranno lo State College per il Central Pennsylvania Festival of the Arts a luglio.

Maggiori informazioni sui bagni in vasca con Acqua Kaqun

Apnea ostruttiva del sonno

Apnea istruttiva del sonno
Apnea ostruttiva del sonno

Apnea ostruttiva del sonno: cos’è e cosa comporta
L’apnea ostruttiva nel sonno (OSA) si verifica quando i muscoli della gola si rilassano in modo intermittente e bloccano le vie respiratorie durante il sonno. Ciò fa si che la respirazione s’interrompa e riprenda ripetutamente durante il sonno, portando a una mancanza intermittente di ossigeno al cervello.

Sintomi e cause
Il primo e forse più evidente sintomo che potrebbe suggerire l’insorgenza di apnee ostruttive è il russare molto evidente fin dalle prime fasi di sonno (cioè quando il soggetto smette di respirare per qualche secondo, per poi riprendere a respirare improvvisamente). Altri sintomi possono inoltre essere rintracciati in un’eccessiva sonnolenza diurna, nella difficoltà a concentrarsi, nei colpi di sonno, nella cefalea (mal di testa) al risveglio, nei risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento e nell’impotenza.
Ugualmente, le condizioni che possono favorire l’insorgenza dell’apnea ostruttiva del sonno possono essere di diversi tipi. Tra le principali vi sono l’obesità, l’ostruzione delle vie aeree superiori (naso, bocca, gola), l’assunzione e l’abuso di farmaci o bevande alcoliche.

Apnea ostruttiva del sonno e diabete
Secondo uno studio condotto su 11.000 pazienti e pubblicato sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, una grave apnea ostruttiva può aumentare il rischio di sviluppare il diabete del 30% o più.
È stato riscontrato che l’ipossia intermittente nelle persone con apnea ostruttiva nel sonno aumenta la resistenza all’insulina e i rischi di sviluppare il diabete. Evidenzianto il legame tra diabete e ipossia attraverso un’ampia sperimentazione sul lungo periodo di follow-up, i medici possono essere in grado di intervenire e adottare misure di prevenzione del diabete per i pazienti con OSA che ancora non hanno sviluppato la malattia. 

L’ipossia risulta pertanto strettamente associata ai processi patologici del diabete, in quanto compromette il modo in cui le cellule stesse interagiscono con l’insulina. Ciò porta alla insulino-resistenza, uno stato cioè in cui l’insulina diventa sempre meno efficace nel ridurre la glicemia e tutto ciò conduce allo sviluppo del diabete di Tipo 2. 

> Approfondisci – ipossia e diabete

Aumentare l’ossigeno nelle cellule

Aumentare l’ossigeno nelle cellule

Perché aumentare l’ossigeno nelle cellule

L’ossigeno è un elemento fondamentale alla vita di qualsiasi organismo animale.
Senza sufficiente ossigeno, le cellule hanno a disposizione molta meno energia e svolgono le loro funzioni in modo meno efficiente. Considerando che l’energia è necessaria per mantenere sane le cellule e permettere loro di svolgere tutte le funzioni, la mancanza di sufficiente ossigeno si dimostra un serio problema: le cellule “affamate di ossigeno” possono anche iniziare a non funzionare bene e a morire prematuramente, causando fenomeni degenerativi nei tessuti.

Degenerazione cellulare
La degenerazione delle cellule accelera il processo di invecchiamento e facilita l’insorgenza di patologie  come la demenza, la retinopatia degenerativa, la diminuzione della capacità polmonare, l’ostruzione delle  arterie, rendendo più difficoltoso l’apporto di ossigeno alle cellule. In questo modo, si innesca un circolo vizioso di invecchiamento e degenerazione. Pertanto, apportare una sufficiente quantità di ossigeno e – qualora concorrano cause esterne come l’inquinamento atmosferico, la vita sedentaria o altre patologie –  aumentare l’ossigeno nelle cellule si dimostra di fondamentale importanza per mantenersi in salute.

Come fa la cellula a produrre energia dall’ossigeno?
All’interno di ogni cellula ci sono migliaia di piccole “centrali elettriche” chiamate mitocondri che generano energia sotto forma di ATP. Affinché queste centrali possano generare le molecole di ATP attraverso il processo della fosforilazione ossidativa (OXPHOS), è necessario un generoso apporto di ossigeno.

Come fa Kaqun ad aumentare la quantità di ossigeno nelle cellule e nei tessuti?

> Scopri come funziona la tecnologia Kaqun

Aumentare la quantità di ossigeno nelle cellule per efficientare il processo di produzione dell’energia (ATP)
Se c’è abbastanza ossigeno a disposizione, il mitocondrio, attraverso la fosforilazione ossidativa, produce 36 molecole di  ATP ogni molecola di glucosio. Quando l’ossigeno non basta più, si innesca il metabolismo anaerobico di tipo fermentativo: le molecole di ATP prodotte sono solo 2 e si forma acido lattico con conseguente acidosi metabolica e dolore muscolare.
Gli atleti e gli sportivi in generale hanno familiarità con questo meccanismo, che di fatto determina il modo in cui ci si allena e si “recupera” dall’esercizio fisico. Più ATP il mitocondrio riesce a generare e più energia i muscoli avranno a disposizione: ciò si traduce in maggiore velocità e forza di contrazione muscolare e maggiore e prolungata resistenza allo sforzo.
Con più ossigeno, si genera 16 volte più energia attraverso un processo (l’OXPHOS) che non produce acido lattico. In altre parole, si ha a disposizione più energia per potenziare l’esercizio e migliore la fase di recupero post allenamento con meno indolenzimento muscolare.

> SportAumentare l’ossigeno nelle cellule in – Sport

Mascherina obbligatoria e ipossia: quali sono i rischi?​

mascherina
mascherina

Se respiriamo all’interno della mascherina inevitabilmente respiriamo anche la nostra anidride carbonica.
È un dato inconfutabile: prova ne è che quando ci troviamo di fronte a persone che vanno in iperventilazione uno dei primi interventi è far respirare il soggetto dentro un sacchetto di carta in modo da controbilanciare l’eccessiva perdita di anidride carbonica provocata dal respiro troppo profondo frequente e affannoso.

Tra i sintomi legati alla ipercapnia, cioè l’eccesso di CO2 nel sangue oltre i 45 mmHg, troviamo:

  • dispnea
  • tachipnea
  • tachicardia
  • extrasistoli
  • ipertensione
  • sudorazione
  • spasmi
  • stato confusionale
  • acidosi metabolica

Ma se siamo obbligati ad indossare la mascherina, come si fanno a contrastare gli effetti collaterali di un eccesso di anidride carbonica e una diminuzione dell’ossigenazione?

Il nostro organismo è in grado di assorbire l’ossigeno contenuto nell’acqua, ormai è dimostrato: se beviamo un’acqua ad alto contenuto di ossigeno questo può passare dall’intestino al liquido interstiziale e alle cellule. Consente:

  • Il ripristino dell’equilibrio tra O2 e CO2
  • Di contrastare l’acidosi metabolica con un’azione alcalinizzante
  • Di ripristinare la produzione di ATP

É un gesto semplice ma di grande impatto sulla nostra salute, le nostre cellule sono in grado di respirare come fanno i pesci! 

Un bicchiere di acqua Kaqun innalza il livello di ossigenazione in tutti i tessuti del 20-25% per oltre 1 ora.

Ossigeno, il principale nutrimento del corpo umano

ossigeno

Dott. Pierluigi Rossi

ossigenoL’ossigeno è il principale nutriente del corpo umano.
L’ossigeno non è sulla tavola, è nell’aria. 
Il movimento aerobico ha lo scopo di introdurre maggiori volumi di ossigeno. 
L’organo che richiede più ossigeno è il cervello.

Domanda di ossigeno giornaliero 
Per conoscere la domanda personale di ossigeno a riposo si può eseguire questo calcolo: 3.5 ml x peso corporeo espresso in Kg x 1 minuto = millilitri di ossigeno richiesto in un minuto, si moltiplica x 60 minuti = ml ossigeno in una ora, il valore ottenuto si moltiplica x 24 ore = ml ossigeno richiesto in 24 ore, questo volume espresso in ml va diviso x 1000 per ottenere il volume espresso in LITRI! 
In media deve risultare un volume superiore a 300-350 litri / 24 ore. Se fate questo calcolo potete valutare come l’ossigeno sia il principale nutriente di tutte le nostre cellule! 
Io peso 72 Kg, devo introdurre in condizioni di riposo 363 litri in un giorno! Se non introduco questo volume cado in ipossia. Da evitare.
Fare movimento aerobico significa introdurre un maggior volume di ossigeno. Così si riesce a “bruciare” più acidi grassi. Si fa movimento aerobico quando si porta il battito cardiaco sopra a 100 battiti al minuto.

La dieta dell’ossigeno 
È un titolo provocatorio per evidenziare il ruolo vitale dell’ossigeno che è il principale nutriente del corpo umano. Il 40% delle persone non sa respirare, con riduzione dell’ossigeno nel loro sangue! Con carenza di ossigeno siamo stanchi, privi di energia, di memoria, e si invecchia e degenera prima! 
C’è di più!
La carenza di ossigeno nelle cellule e negli organi è definita ipossia. Con ipossia si ha un cambio di metabolismo cellulare. Non sono utilizzati più gli acidi grassi saturi per ottenere energia (ATP). Le cellule in carenza di ossigeno utilizzano il glucosio con formazione di acido lattico che porta all’acidificazione degli organi (effetto Warbung). 
Chi vuole verificare se si trova in condizione di carenza di ossigeno negli organi, a livello cellulare può eseguire la ricerca di un enzima nel sangue: la latticodeidrogenasi (LDH). 
Se il suo valore è elevato occorre fare uno scatto deciso. Valori elevati di LDH possono esprimere condizioni molto serie! 
Le cellule neoplastiche “mangiano” glucosio e non gli acidi grassi producendo acidosi tessutale, condizione che aggrava ancor più l’entrata dell’ossigeno dentro le cellule. 
La carenza dell’ossigeno causa la formazione di radicali liberi dell’ossigeno, composti tossici e aggressivi.

L’ossigeno e la candela spenta 
Con la carenza di ossigeno si ha debolezza, astenia, rapida stanchezza, sensazione continua di freddo. Una respirazione alterata può essere aggravata da anemia, da diabete mellito tipo 2, da obesità con accumulo di grasso addominale! 
Chi russa nel sonno è più esposto a carenza di ossigeno. Esistono piccoli strumenti, pulsiossimetri, in grado di dire se abbiamo o non abbiamo giusti volumi di ossigeno nel sangue. Chi fuma, chi ha patologie respiratorie rischia carenza di ossigeno. 
L’ossigeno viene respirato con circa 20000 atti respiratori giornalieri! Assunto dai globuli rossi viene trasferito dal sangue a tutte le nostre cellule. Il corpo umano ottiene la sua energia attraverso l’incontro tra ossigeno ed idrogeno nei mitocondri cellulari! L’idrogeno viene dato dagli acidi grassi saturi e l’ossigeno dai globuli rossi! 
Per ossidare un solo grammo di grasso occorrono ben due litri di ossigeno! Con carenza di ossigeno si ha difficoltà a ridurre eccesso di massa adiposa corporea!  Non si dimagrisce! 
Succede come a una candela sotto una campana di vetro, si spegne finito l’ossigeno.

Ossigeno, acqua, cellula umana e i pesci
L’ossigeno uscito dal sangue può arrivare alle cellule dei nostri organi umani passando in soluzione nell’acqua contenuta nella matrice extra cellulare. 
Cioè le nostre cellule respirano ossigeno come fanno i pesci, che assumono ossigeno in soluzione in acqua. Se il tessuto connettivo e la matrice extra cellulare sono destrutturate per eccesso di glucosio (valori elevati di glicemia post prandiale) e ioni idrogeno (pH acido non alcalino), l’ossigeno uscito dal sangue arterioso non può essere utilizzato appieno dalle cellule che cadono in ipossia, generando infiammazione nel tessuto e nell’organo corporeo.
Evidenzio che l’ossigeno può essere assunto anche con l’acqua come bevanda. Nelle acque minerali in bottiglia c’è carenza di ossigeno rispetto all’acqua dell’acquedotto. 
Occorre quindi lasciare libera dal tappo la bottiglia oppure porre acqua in una brocca o altro recipiente a contatto diretto con l’aria al fine di far entrare l’ossigeno contenuto nell’aria ambientale in soluzione in acqua. 
L’assunzione di ossigeno con l’acqua è utile per l’igiene e il benessere intestinale. Sono contrario alla diffusione di cabine per inserire anidride carbonica (le bollicine!!) disponibili per le persone, come sta succedendo in molti Comuni italiani. 
Occorre inserire ossigeno nell’acqua e non certo anidride carbonica!

Ginnastica respiratoria. 
Consiglio di eseguire nella giornata questi esercizi respiratori: 
1- profonda inspirazione 
2 – trattenere il respiro per alcuni secondi
3 – profonda espirazione! Dopo alcuni esercizi si hanno vertigini. 

Segno che un maggiore volume di ossigeno è arrivato al cervello, come è arrivato al cervello, è arrivato anche a tutte le cellule dell’organismo!

Evidenzio che esistono piante ed erbe, spezie in grado di agevolare il trasferimento dell’ossigeno dall’aria nel sangue attraverso il polmone e dal sangue alle cellule. 

Per respirare meglio pensiamo anche ai nostri giardini e parchi: Pino marittimo, Pino silvestre, Abete balsamico, Cipresso, Rosmarino, Eucalipto, Ginepro, Lentisco, Iperico, Mirto, Origano, Cumino, Timo, contengono PINENI – TERPENI che favoriscono carico e scarico ossigeno dai polmoni al sangue e alle cellule.
Gli antichi e i nostri nonni lo avevano già capito!

Buona giornata in salute.

Approfondisci < Acqua ad elevato contenuto di ossigeno stabile biodisponibile

Sull’autore: 
Laureato in Medicina Chirurgia è Specialista in Scienza della Alimentazione, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.
È stato Primario presso la ASL di Arezzo, Servizio Sanitario della Toscana, per 22 anni, Direttore della U.O. Direzione Sanitaria della stessa ASL, dove ha creato e diretto Ambulatorio di Nutrizione Clinica.
È stato Docente dal 1995 al 2009 di Scienza della Alimentazione presso la Università degli Studi di Siena.
Docente (a.c.) presso la Università degli Studi di Bologna.
È autore di un considerevole numero di ricerche scientifiche pubblicate in riviste italiane ed internazionali. Autore di libri. Ha fondato la Scuola di Alimentazione Consapevole, dirige e insegna in Master e Corsi di Nutrizione Clinica a medici, biologi, farmacisti e personale sanitario in molte città italiane e all’estero.
Ha elaborato il Metodo Molecolare (Dieta Molecolare) che supera il calcolo giornaliero delle Calorie, considerato un artefatto scientifico perché il corpo umano utilizza per il suo lavoro metabolico solo energia chimica (ATP) e non certo il calore.
Sta svolgendo attualmente ricerca sulla nutrigenomica ed epigenetica.
In particolare è uno dei principali ricercatori sui PEROSSISOMI, organi cellulari deputati alla gestione dell’ossigeno e di numerosi funzioni biochimiche centrali sul metabolismo cellulare.

Sito internet: www.pierluigirossi.it

I guai dell’ipossia

scarsa ossigenazione

Dott.ssa Michela Marinato
Articolo pubblicato su: L’Accademia del Fitness, Aprile 2018, N.29

Per ipossia si intende una condizione di carenza di ossigeno o di scarsa ossigenazione a livello dell’intero organismo o di un determinato distretto. Si parla di ipossia quando la PaO2 nel sangue arterioso è < 60 mm Hg.

Una scarsa ossigenazione a livello cellulare comporta una serie di alterazioni citologiche:

  1. Blocco della fosforilazione ossidativa
  2. Diminuzione della sintesi di  ATP
  3. Maggiore produzione di acido lattico
  4. Minore PH intra cellulare => rilascio di enzimi lisosomiali
  5. Deficit della pompa Na – K
  6. Perdita del gradiente di membrana
  7. Perdita della permeabilità di membrana
  8. Danno mitocondriale

Tutto ciò conduce a morte cellulare, dando l’avvio ad una serie infinita di patologie.

Sono molte le ragioni che possono portare ad una scarsa ossigenazione e non staremo ad elencarle in questa sede. Vediamo invece a cosa conduce uno stato di ipossia cronica, a partire dei disturbi più banali e sfumati fino a giungere alle patologie più gravi.

  • Debolezza generalizzata, stordimento, vertigini
  • Depressione, disturbi del sonno perdita di concentrazione e memoria, irritabilità
  • Mal di testa, dolori muscolari, disfunzioni sessuali
  • Disturbi circolatori, digestivi, metabolici (aumento di peso)
  • Abbassamento delle difese immunitarie, aumento delle infezioni
  • Patologie degenerative, cancro.

Utilizzato per produrre energia in tutti tessuti del corpo, la quantità di ossigeno consumata da un adulto è di circa 250 ml al minuto. Durante l’esercizio fisico o in situazioni altamente stressanti il consumo di ossigeno aumenta tuttavia in modo significativo.

La respirazione rappresenta indiscutibilmente l’atto più importante per la vita e quindi, respirare correttamente è la cosa più importante che si possa fare per migliorare la propria salute: respirare correttamente permette di vivere più a lungo e più sani, aiuta mente e corpo a  funzionare meglio, può abbassare la pressione arteriosa, favorire la calma e controllare lo stress. Lo ricorda il Dr Frederick Muench, direttore presso la Digital Health Interventions al North Shore Jewish Health System di Long Island, affermando che: “quando si scende sotto i 10 atti respiratori al minuto inizia ad attivarsi il sistema nervoso parasimpatico che aiuta l’organismo a riprendersi dopo un evento traumatico. Inoltre, cosa molto importante, la respirazione corretta tende ad incrementare la HRV (variabilità della frequenza cardiaca)”.

La respirazione, tuttavia, non è tutto: anche l’acqua ha infatti un enorme peso nel controllo dell’ipossia, dimostrandosi fondamentale per il trasporto di ossigeno alle cellule e per il trasporto delle sostanze tossiche al di fuori di esse e del corpo.

Poichè una scarsa ossigenazione e un accumulo di tossine rendono il corpo più vulnerabile ad infezioni e infiammazioni, è facilmente intuibile come la disidratazione porti rapidamente a condizioni patologiche. Al contrario, un buon livello di idratazione è fondamentale per il trasporto verso la cellula di nutrienti, vitamine, minerali ecc.

L’acqua è una medicina fondamentale e perfetta ed aiuta il ritorno allo stato di salute: è necessario bere regolarmente durante la giornata senza aspettare i segnali della sete e della bocca secca, ultimi e non primi segnali del bisogno di acqua. Di acqua, e non di altro: l’assunzione di bevande e bibite al posto dell’acqua aumenta infatti la disidratazione anziché correggerla; inoltre le bibite contengono zucchero che é responsabile non solo dell’insorgenza di patologie metaboliche quali il diabete, ma anche di uno stato di infiammazione sistemica cronica, che é alla base della maggior parte delle patologie odierne.

Bere acqua pura con elevate caratteristiche qualitative è estremamente importante per la salute e, anche se é ” impegnativo”, ne vale la pena.

Tornando all’ipossia, va ricordato che la carenza di ossigeno non solo porta, nel soggetto sano,  all’insorgenza di varie patologie, ma si dimostra anche una condizione che compromette gravemente la risposta dei trattamenti in ambito oncologico e, quindi, nei soggetti che si trovano in un grave stato di salute.

La radioterapia è tra i più noti trattamenti contro il cancro insieme alla chirurgia e alla chemioterapia: essa utilizza radiazioni ionizzanti (solitamente raggi X) che vengono dirette verso la massa tumorale, danneggiando il DNA delle cellule cancerose ed impedendogli così di replicarsi. Le radiazioni ionizzanti possono attaccare il DNA direttamente, oppure servirsi di altre molecole con un meccanismo indiretto attraverso la formazione di radicali liberi. L’ossigeno è un potenziatore della radioterapia proprio perché ha un ruolo attivo nella loro produzione. Per questo motivo, l’ipossia tumorale è considerata un importante fattore di radio resistenza in molti tumori,  associata ad un alto incremento di ricaduta locale e metastasi a distanza e identificata come un” fattore prognostico indipendente” per la sopravvivenza. Dati sperimentali in vitro e in vivo hanno dimostrato che i tumori ipossici richiedono dosi di 2-3 volte superiori rispetto alle cellule normossiche: un livello di dose impossibile da raggiungere clinicamente.

Esporre le cellule tumorali all’ossigeno migliora i trattamenti contro il cancro. A dimostrarlo, tra le altre, anche una ricerca condotta dalla University’s Grey Institute for radiation oncologist and biology di Oxford.

La determinazione dell’ipossia nei tumori è pertanto della massima rilevanza clinica, in quanto l’aggressività del tumore, la deriva metastatica, il mancato controllo della neoplasia, l’aumento del rischio di recidiva e, in definitiva, l’esito sfavorevole sono associati proprio all’ipossia.

Il numero degli studi  scientifici riferiti all’ipossia e, nello specifico, alla relazione tra tumori e mancanza d’ossigeno condotti dagli istituti e dalle università di tutto il mondo è in costante aumento:  non è dunque un caso se anche un grande consorzio di scienziati europei uniti nel progetto Metoxia abbia concentrando la propria attenzione proprio sull’ipossia con l’obiettivo di  riuscire a comprendere come avviene la diffusione di tumori e l’insorgenza delle metastasi.

Approfondisci < L’ipossia e la respirazione cellulare