Stress ossidativo, infiammazione e radicali liberi: cosa succede realmente nel corpo

Il termine stress ossidativo è oggi uno dei più ricorrenti nella ricerca biomedica e nella divulgazione scientifica legata a metabolismo, infiammazione e invecchiamento cellulare. In letteratura scientifica, viene definito come uno squilibrio tra la produzione di specie ossidanti e la capacità dei sistemi biologici di neutralizzarle, con possibile alterazione dei meccanismi cellulari e delle strutture molecolari fondamentali come lipidi, proteine e DNA . Questo concetto si inserisce all’interno della più ampia biologia redox, che studia l’equilibrio tra processi ossidativi e sistemi antiossidanti nell’organismo.

Stress ossidativo: in sintesi

Lo stress ossidativo è una condizione in cui nell’organismo si crea uno squilibrio tra la produzione di molecole reattive, chiamate radicali liberi, e la capacità del corpo di controllarle. Queste molecole si formano normalmente durante i processi metabolici, soprattutto quando le cellule producono energia, ma possono aumentare in alcune condizioni legate allo stile di vita o a fattori ambientali.

Quando la loro presenza diventa eccessiva rispetto ai sistemi di difesa naturali, possono interferire con il normale funzionamento delle cellule e dei loro componenti, come membrane, proteine e materiale genetico. Questo squilibrio viene associato anche a processi infiammatori, perché i due fenomeni tendono a influenzarsi a vicenda all’interno dell’organismo.

In termini semplici, si può immaginare lo stress ossidativo come una perdita di equilibrio nei meccanismi interni di regolazione cellulare, in cui alcune reazioni chimiche diventano prevalenti rispetto ai sistemi che normalmente le tengono sotto controllo.

Radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno (ROS)

I cosiddetti radicali liberi sono molecole o atomi caratterizzati dalla presenza di elettroni non appaiati, condizione che li rende altamente reattivi. In biologia, si parla più correttamente di ROS (Reactive Oxygen Species), ovvero specie reattive dell’ossigeno, che includono:

  • superossido (O₂•−)
  • perossido di idrogeno (H₂O₂)
  • radicale ossidrile (•OH)

Queste molecole si formano naturalmente come sottoprodotti del metabolismo cellulare, in particolare nei mitocondri durante la produzione di energia. In condizioni fisiologiche controllate, i ROS non sono necessariamente dannosi: partecipano infatti anche a processi di segnalazione cellulare e difesa immunitaria.

Quando l’equilibrio si rompe: definizione di stress ossidativo

Lo stress ossidativo si verifica quando la produzione di ROS supera la capacità dei sistemi antiossidanti endogeni di mantenerli sotto controllo.

In questa condizione, le specie reattive possono interagire con componenti cellulari fondamentali come lipidi delle membrane cellulari, proteine strutturali ed enzimatiche, materiale genetico (DNA). Il risultato è una possibile alterazione della funzionalità cellulare e della comunicazione biologica interna . È importante sottolineare che il concetto moderno non descrive solo un danno, ma anche una alterazione del bilancio redox e della segnalazione cellulare.

Infiammazione: una risposta biologica complessa

L’infiammazione è una risposta fisiologica del sistema immunitario a stimoli percepiti come dannosi, come infezioni, lesioni o stress metabolico. Può essere:

  • acuta: risposta breve e protettiva
  • cronica: risposta persistente e meno risolta

A livello cellulare, l’infiammazione coinvolge numerosi mediatori chimici e cellule immunitarie che regolano la risposta dell’organismo. In condizioni di attivazione prolungata, l’infiammazione può associarsi a un aumento della produzione di ROS, creando una connessione funzionale con lo stress ossidativo.

Il legame tra stress ossidativo e infiammazione

Numerosi studi indicano che stress ossidativo e infiammazione non sono fenomeni separati, ma strettamente interconnessi.

Le specie reattive dell’ossigeno possono:

  • attivare vie di segnalazione cellulare legate alla risposta infiammatoria
  • influenzare la produzione di citochine
  • amplificare la risposta immunitaria in alcuni contesti biologici


Allo stesso tempo, i processi infiammatori possono aumentare ulteriormente la produzione di ROS, creando un circuito di retroazione. Questa relazione è oggi considerata uno dei nodi centrali nella comprensione di numerosi processi fisiologici e patologici.

Stress ossidativo e “stress cellulare”: il concetto di equilibrio

La ricerca contemporanea tende a descrivere lo stress ossidativo non solo come condizione patologica, ma come parte di un continuum biologico.

In questo modello si distinguono:

  • eustress ossidativo: livelli fisiologici utili alla segnalazione cellulare
  • distress ossidativo: livelli elevati associati a danno molecolare

Questa distinzione evidenzia che i ROS non sono esclusivamente “negativi”, ma dipendono dal contesto e dall’equilibrio complessivo del sistema biologico .

Conclusione: un equilibrio dinamico, non uno stato fisso

L’organismo umano non funziona in condizioni statiche, ma attraverso un continuo adattamento tra produzione di specie reattive e sistemi di controllo. Lo stress ossidativo e l’infiammazione devono quindi essere interpretati come processi dinamici di regolazione biologica, il cui significato dipende dal contesto, dalla durata e dall’intensità.

In tutto questo, l’ossigeno gioca un ruolo fondamentale: L’importanza dell’ossigeno per la salute

Come l’intestino contribuisce all’ossigenazione del corpo

Negli ultimi anni l’idea che l’ossigeno possa entrare nell’organismo anche attraverso il tratto digestivo è tornata al centro dell’attenzione scientifica. Il motivo è semplice: diversi studi sperimentali suggeriscono che l’intestino non sia soltanto un organo digestivo, ma possa contribuire allo scambio di gas con il sangue. Alcune ricerche mostrano infatti come l’ossigeno presente nel tratto gastrointestinale possa diffondersi nei capillari intestinali, contribuendoall’ossigenazione sistemica. Vediamo cosa emerge dalla letteratura scientifica.

L’ossigeno ingerito può entrare nel sangue

Uno degli studi più citati sull’argomento è quello condotto da W. Forth e O. Adam sull’assorbimento intestinale di ossigeno. In questo lavoro sperimentale, pubblicato sull’European Journal of Medical Research, i ricercatori hanno somministrato a conigli acqua arricchita di ossigeno e misurato la pressione parziale di ossigeno nel sangue.
I risultati indicano che una parte dell’ossigeno disciolto può attraversare la mucosa gastrointestinale e raggiungere la vena porta, dimostrando che il tratto digestivo è in grado di trasferire ossigeno al sistema circolatorio.

Studio:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11726308/

Cosa succede quando si beve acqua ricca di ossigeno

Altri studi hanno cercato di capire se il consumo di acqua con concentrazioni elevate di ossigeno disciolto possa produrre effetti fisiologici misurabili nell’uomo. Un trial pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition ha fatto assumere per alcune settimane acqua con contenuto di ossigeno molto elevato rispetto a quello normalmente presente nell’acqua potabile. Lo studio, che non ha rilevato effetti tossici, ha di contro osservato alcune modifiche temporanee nei marcatori biologici legati allo stress ossidativo e al sistema immunitario

Studio:
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S026156140400216X

Cosa succede nello stomaco: le osservazioni con la risonanza magnetica

Un altro filone di ricerca ha utilizzato tecniche di imaging per osservare direttamente il comportamento dell’ossigeno nello stomaco dopo l’ingestione di acqua supersatura.
In particolare, uno studio pubblicato su Magnetic Resonance Imaging ha mostrato che l’ossigeno disciolto può rimanere nello stomaco abbastanza a lungo da modificare localmente i livelli di ossigenazione nel tratto digestivo. Questo dato è interessante perché indica che il gas non si disperde immediatamente prima di arrivare allo stomaco, rendendo possibile un certo grado di assorbimento.

Studio:
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0730725X04000591

Un precedente storico: i “cocktail di ossigeno”

L’idea di introdurre ossigeno attraverso il tratto digestivo non è nuova. Già negli anni ’60, nell’Unione Sovietica, furono infatti sviluppati i cosiddetti “oxygen cocktail”: bevande o schiume arricchite di ossigeno utilizzate in sanatori e strutture sanitarie. Queste preparazioni venivano impiegate per diverse condizioni legate all’ipossia, come malattie polmonari o affaticamento cronico. Benchè la letteratura occidentale abbia per anni considerato queste applicazioni con una certa cautela, rappresentano oggi uno dei primi tentativi sistematici di ossigenoterapia enterale.

Approfondimento:
https://en.wikipedia.org/wiki/Oxygen_cocktail

Revisioni scientifiche recenti

Aumentare l’ossigeno nelle cellule

Negli ultimi anni alcuni gruppi di ricerca hanno ripreso il tema. Una revisione pubblicata nel 2020 sugli effetti biologici dell’acqua arricchita di ossigeno conclude che queste soluzioni potrebbero contribuire alla compensazione di stati ipossici in determinate condizioni fisiologiche.
Va comunque sottolineato che il campo di ricerca è ancora limitato e richiede studi clinici più ampi e indipendenti.

Studio:
https://vietnamjournal.ru/0016-9900/article/view/638454

Il tema è tornato alla ribalta anche grazie a ricerche molto recenti sulla cosiddetta ventilazione enterale, cioè l’idea di utilizzare l’intestino come superficie alternativa per lo scambio di gas. Esperimenti su animali hanno dimostrato che, in condizioni di ipossia grave, l’introduzione di ossigeno nel colon può aumentare l’ossigenazione del sangue e migliorare la sopravvivenza. Queste ricerche confermano un principio fisiologico importante: la mucosa intestinale è capace di trasferire gas nel sistema circolatorio.

Studio:
https://journals-plos-org.translate.goog/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0254619&_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

Una frontiera di ricerca ancora aperta

Nel complesso la letteratura scientifica suggerisce tre conclusioni principali:

  • l’ossigeno presente nel tratto digestivo può diffondere nei capillari intestinali;
  • liquidi contenenti ossigeno disciolto possono modificare localmente i livelli di ossigenazione;
  • l’intestino possiede, almeno in parte, la capacità di funzionare come superficie di scambio gassoso.

Come accennato, si tratta di un campo di ricerca ancora in evoluzione. Molti aspetti devono essere chiariti con studi clinici più ampi, ma le evidenze disponibili indicano che l’interazione tra ossigeno ingerito e fisiologia umana merita di essere studiata con maggiore attenzione. Da qui l’impegno di Kaqun nel campo della ricerca medica e scientifica sul contrasto all’ipossia. 

Come fa la cellula ad assorbire ossigeno dia liquidi?

assorbire ossigeno dall'acqua

Le cellule di un organismo vivente sono immerse e circondate dal liquido interstiziale, soluzione acquosa attraverso la quale i nutrienti e le sostanze di scarto passano dal sangue ai tessuti e viceversa. Non tutte le cellule di un tessuto  sono infatti direttamente a contatto con i capillari sanguigni che lo vascolarizzano: alcune di esse sono distanti anche sessanta cellule dal capillare più vicino. La funzione del liquido interstiziale è perciò quella di “mediare” tra il capillare e la cellula, permettendo lo scambio di sostanze e nutrimenti, ossigeno compreso.

Dr. Sandor Kulin – 7° International Kaqun Water Conference –  Royal Society of Medicine – Londra 8/12/2018

Per approfondire:
https://www.acquakaqun.it/2019/04/15/come-puo-la-cellula-assorbire-ossigeno-dai-liquidi/


Diabete e Acqua Kaqun: come l’ossigeno biodisponibile supporta il metabolismo

ossigeno diabete
ossigeno diabete
ossigeno diabete

Nei pazienti con diabete, l’ossigeno disponibile nei tessuti può essere insufficiente, compromettendo il metabolismo cellulare e la produzione di ATP, la principale fonte energetica dell’organismo. Questa condizione può aumentare affaticamento, rallentare il recupero e incidere sulla qualità della vita.

L’Acqua Kaqun, grazie all’ossigeno biodisponibile e stabile, rappresenta un supporto scientificamente documentato per migliorare l’ossigenazione dei tessuti, ottimizzare la produzione di energia e favorire il benessere metabolico. Studi clinici mostrano come Kaqun possa sostenere fisiologicamente il metabolismo cellulare dei pazienti con diabete.

Il ruolo dell’ossigeno nel diabete

Funzione mitocondriale e produzione di ATP

I mitocondri utilizzano l’ossigeno per produrre ATP attraverso la respirazione cellulare aerobica. Nei pazienti con diabete e livelli di ossigeno insufficiente:

  • diminuisce la produzione energetica
  • aumenta lo stress ossidativo
  • rallenta il recupero cellulare

L’ossigeno biodisponibile contribuisce a migliorare l’efficienza mitocondriale e a favorire il metabolismo aerobico.

Effetti sulla glicemia e sul metabolismo

Sebbene Acqua Kaqun non sia un farmaco e non sostituisca le terapie per il diabete, gli studi indicano che il supporto all’ossigenazione dei tessuti può:

  • migliorare il metabolismo dei nutrienti
  • favorire l’efficienza energetica cellulare
  • ridurre l’affaticamento associato a disfunzioni metaboliche

Come Acqua Kaqun supporta il metabolismo in caso di diabete e scarsi livelli di ossigeno

Tecnologia Kaqun

  • Ossigeno biodisponibile: 18–25 mg/L
  • Struttura molecolare stabile
  • Assorbimento ottimale attraverso la mucosa intestinale
  • Supporto scientifico con oltre 20 anni di ricerca

Benefici documentati

  • Miglioramento della produzione di ATP
  • Ottimizzazione della funzione mitocondriale
  • Riduzione dello stress ossidativo
  • Supporto fisiologico senza sostituire terapie mediche

Gli effetti dell’acqua arricchita con ossigeno stabile come terapia coadiuvante nei pazienti con diabete di Tipo 2 

Il diabete mellito è associato ad una carente ossigenazione dei tessuti (ipossia tissutale). A sua volta, l’ipossia viene associata ad una disfunzione mitocondriale che aumenta lo stress ossidativo e l’iperglicemia. Nel caso di pazienti diabetici, la terapia di ossigenazione in camera iperbarica ha dimostrato di migliorare la sensibilità all’insulina nel paziente. Tuttavia, si tratta di una terapia alla quale il paziente non può, per diversi motivi, essere sottoposto in modo regolare. Il presente studio ha quindi valutato gli effetti dell’acqua ad alto contenuto di ossigeno in forma stabile (Kaqun – ELO) sulla funzione mitocondriale in presenza di ambienti normali o ad alto contenuto di glucosio, nonché come come terapia ipoglicemizzante per l’uomo. 
Dallo studio è emerso che acqua Kaqun, aumentando il livello di ossigeno nel sangue arterioso, contrasta la riduzione della massa mitocondriale indotta dalla iperglicemia e la disfunzione mitocondriale. Acqua Kaqun risulta quindi essere una efficace terapia adiuvante contro il diabete di tipo 2.

Changi General Hospital, SingaporeLeggi lo studio